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LinkedIn vuole frenare l’invasione e la visibilità dei contenuti “artificiali”

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LinkedIn vuole frenare l’invasione e la visibilità dei contenuti “artificiali”

Negli ultimi due anni LinkedIn ha visto crescere in modo esponenziale la pubblicazione di contenuti generati con l’intelligenza artificiale.

Il risultato è un feed sempre più popolato da testi simili tra loro, costruiti con strutture identiche, frasi standardizzate e riflessioni prive di esperienza diretta.

Dopo aver investito per mesi nell’integrazione dell’intelligenza artificiale all’interno della piattaforma, LinkedIn sembra ora voler cambiare approccio. L’obiettivo non è eliminare l’AI né scoraggiarne l’utilizzo, ma limitare la diffusione dei contenuti generati automaticamente quando sostituiscono completamente il contributo umano.

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Il problema non è l’AI, ma il suo abuso e l’assenza di valore

È importante fare una distinzione. LinkedIn non sembra voler penalizzare chi utilizza l’intelligenza artificiale come strumento di supporto. Del resto, è stata la stessa piattaforma a integrare numerose funzionalità basate sull’AI per aiutare professionisti e aziende a lavorare in modo più efficiente.

A confermare questa direzione è stata Laura Lorenzetti, Global Editorial VP di LinkedIn, sottolineando come l’obiettivo non sia contrastare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ma valorizzare contenuti capaci di esprimere competenza, esperienza e punti di vista originali.

Il vero bersaglio è rappresentato dai contenuti definiti sempre più spesso “AI slop”: una massa crescente di testi generici, ripetitivi, privi di esperienza diretta e costruiti attraverso prompt standardizzati.

Il problema, quindi, non è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in sé, ma il suo impiego come sostituto del pensiero critico e della creatività umana.

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I dati: meno reach e meno engagement per i contenuti AI

Secondo il report pubblicato da AI Monks e basato su The Algorithm Insights 2024 Report, i contenuti generati integralmente dall’intelligenza artificiale registrano performance inferiori rispetto a quelli costruiti con un contributo umano riconoscibile.

L’analisi evidenzia:

  • una riduzione media della reach del 30%;
  • un calo dell’engagement fino al 55%;
  • immagini generate con AI che registrano un CTR inferiore fino al 70% rispetto a visual percepiti come autentici.

Naturalmente, questi numeri rappresentano una tendenza generale. Esistono contenuti creati con il supporto dell’AI che ottengono risultati eccellenti, così come contenuti scritti interamente da esseri umani che non performano.

Il messaggio, però, sembra chiaro: la piattaforma tende a premiare valore, autenticità e originalità più della semplice quantità di contenuti pubblicati.

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Come LinkedIn riconosce i contenuti AI di bassa qualità

LinkedIn non ha rivelato nel dettaglio il funzionamento dei propri sistemi di rilevamento. Ha però confermato di aver sviluppato modelli capaci di identificare pattern ricorrenti nella struttura dei contenuti e nei comportamenti degli utenti.

Secondo le informazioni condivise dalla piattaforma, i sistemi sperimentali sarebbero già in grado di riconoscere correttamente circa il 94% dei contenuti classificabili come AI slop.

Parallelamente vengono rafforzati anche i controlli contro commenti automatizzati, attività sospette generate da bot e profili creati artificialmente per amplificare la diffusione dei contenuti.

L’obiettivo dichiarato è mantenere LinkedIn uno spazio professionale basato sulla condivisione di competenze reali.

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Una grande contraddizione: LinkedIn promuove l’AI e allo stesso tempo la limita

Negli ultimi anni LinkedIn ha investito in modo significativo nell’intelligenza artificiale.

Ha introdotto strumenti per:

  • riscrivere i post;
  • ottimizzare il profilo;
  • suggerire messaggi;
  • supportare il recruiting;
  • migliorare candidature e curriculum.

LinkedIn, quindi, da un lato incentiva l’utilizzo dell’AI, mentre dall’altro cerca di limitarne gli effetti quando questa sostituisce completamente il contributo umano.

Le piattaforme social, infatti, si trovano in una posizione complessa: da un lato vogliono offrire strumenti sempre più avanzati, dall’altro devono preservare la qualità dell’esperienza utente, evitando che i feed si trasformino in flussi di contenuti indistinguibili e standardizzati.

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HumanAIzed Marketing: quando l’intelligenza artificiale segue un metodo strategico

È proprio in questo scenario che nasce il concetto di HumanAIzed Marketing.

HumanAIzed Marketing è un metodo proprietario pensato per aiutare aziende e professionisti a integrare l’intelligenza artificiale senza perdere ciò che conta davvero: strategia, identità, visione e capacità decisionale.

Perché utilizzare strumenti evoluti non significa automaticamente creare valore. Chi usa l’AI come una semplice fabbrica di contenuti veloci si scontrerà inevitabilmente con il limite dell’algoritmo. La vera differenza sta nel capire dove l’AI può essere utile, come integrarla e quale direzione strategica deve seguire.

📌 L’AI può rendere il marketing più veloce. Il metodo lo rende più solido. La visione umana lo rende davvero efficace.

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F.A.Q.

LinkedIn penalizza tutti i contenuti creati con l'intelligenza artificiale?

LinkedIn dichiara di voler limitare soprattutto i contenuti generici e ripetitivi prodotti senza un reale contributo umano, non quelli creati con il supporto dell'AI.

Cos'è l'AI Slop?

L'AI Slop indica contenuti generati automaticamente che risultano standardizzati, poco originali e privi di un reale contributo umano, spesso creati in grandi quantità con prompt generici.

Perché l'autenticità è importante su LinkedIn?

L'algoritmo tende a valorizzare contenuti che generano conversazioni e apportano valore professionale. Esperienze personali, analisi originali e competenze specifiche favoriscono interazioni più qualificate rispetto a testi standardizzati.

Cos'è HumanAIzed Marketing?

È un approccio che integra intelligenza artificiale e strategia umana, utilizzando l'AI come supporto operativo senza sostituire esperienza, visione e capacità decisionale.